Per una mobilitazione in difesa dell’Università Pubblica

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Sono anni che l’Università Pubblica è oggetto di politiche di disinvestimento e di riduzioni progressive dell’autonomia per mezzo della burocratizzazione estrema del nostro lavoro. Noi come singoli docenti ci impegniamo quotidianamente per lavorare al meglio nelle condizioni date, ma riteniamo che la situazione sia oramai insostenibile e sia a rischio la qualità stessa del servizio pubblico che riteniamo doveroso fornire ai nostri studenti e al nostro Paese.

Le rilevazioni internazionali indipendenti indicano le Università italiane come molto produttive dal punto di vista della quantità e qualità delle pubblicazioni scientifiche, purtroppo però riguardo tutti gli indicatori che dipendono essenzialmente dalle politiche dei governi siamo ultimi o nelle ultime posizioni a livello europeo: abbiamo il più basso numero di ricercatori in proporzione al PIL e alla numerosità della popolazione, il più basso numero di laureati, il peggior rapporto numerico docenti/studenti, il più basso investimento in Università e ricerca in proporzione al PIL, stipendi bassi soprattutto in entrata, tasse universitarie alte e investimenti per il diritto allo studio molto ridotti…

Eravamo in una situazione non brillante sotto il punto di vista di tutti questi indicatori già un decennio fa, ma le politiche dei governi che si sono susseguiti in questi anni hanno gravemente peggiorato la situazione. Un dato su tutti: i docenti in servizio nell’Università pubblica a fine 2008 erano il 30% in più rispetto ad ora: siamo passati da oltre 60.000 agli attuali 46.000. Una riduzione di personale che avrebbe messo in ginocchio qualsiasi organizzazione basata sul capitale umano, e non ha precedenti in alcun paese industrializzato in tempo di pace.

Per uscire da questa situazione di emergenza c’è bisogno di un ripensamento globale delle politiche universitarie e in particolare riteniamo fondamentale come minimo:

  • Aumentare significativamente il Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO), cercando almeno di avvicinarci alla media europea;
  • Programmare un grande piano straordinario pluriennale di reclutamento di Ricercatori in tenure track per ringiovanire e aumentare la numerosità della docenza universitaria, con l’obiettivo di adeguare il rapporto numerico docenti/studenti del nostro sistema universitario a quello degli altri paesi europei;
  • Riportare una ragionevole equità tra il trattamento economico dei docenti universitari e il resto del personale pubblico non contrattualizzato, in particolare riguardo il recupero dell’anzianità persa in questi ultimi anni;
  • Investire maggiormente nel sostegno al diritto allo studio, nella residenzialità universitaria e in politiche mirate all’aumento del numero dei laureati;
  • Procedere celermente al rinnovo del contratto del personale contrattualizzato dell’Università;
  • Ripensare le modalità della valutazione, evitando l’utilizzo automatico di indicatori e il continuo ricorso a classifiche utilizzate in modo essenzialmente punitivo, che stanno creando un ambiente litigioso e basato sulla contrapposizione invece che sulla collaborazione e la creazione di comunità accademiche capaci di fare sistema.

English Version

Intendiamo intraprendere tutte le iniziative possibili per portare all’attenzione dell’opinione pubblica il rischio di disgregazione del nostro sistema universitario nazionale, mettendo in evidenza che il divario culturale, di formazione e di ricerca nei confronti degli altri paesi europei rischia di essere pagato in futuro molto di più dell’investimento necessario oggi a evitarne l’allargamento, soprattutto in un periodo storico che si va definendo come “era della conoscenza”.

In quest’ottica intendiamo aderire allo sciopero degli esami previsto per la sessione autunnale, cercando comunque di minimizzare il disagio per i nostri studenti e impegnandoci in una campagna di informazione sulla situazione del sistema universitario pubblico che possa far comprendere l’importanza delle nostre rivendicazioni e la necessità e urgenza delle nostre azioni.

Versione PDF della dichiarazione

Per sottoscrivere la dichiarazione è sufficiente inviare una mail dal vostro indirizzo istituzionale all’indirizzo sciopero.docenti@gmail.com mettendo nell’oggetto “sottoscrivo”.

Firme in ordine alfabetico

1. Valentina Agostini
2. Guido Albertengo
3. Gustavo Ambrosini
4. Laura Andrianopoli
5. Emma Angelini
6. Dario Antonelli
7. Alberto Audenino
8. Marco Badami
9. Paolo Baldissera
10. Gabriella Balestra
11. Mauro Banchero
12. Mirko Baratta
13. Carlo Alberto Barbieri
14. Marco Barla
15. Fabrizio Barpi
16. Marco Bassani
17. Manuela Battipede
18. Danilo Bazzanella
19. Tamara Bellone
20. Silvia Beltramo
21. Teresa Berruti
22. Cristina Bertani
23. Gennaro Bianco
24. Cristina Bignardi
25. Gian Andrea Blengini
26. Silvia Bodoardo
27. Aldo Boglietti
28. Basilio Bona
29. Fabrizio Bonani
30. Michele Bonino
31. Mauro Borri
32. Andrea Bottino
33. Daniele Botto
34. Marco Bozzola
35. Salvatore Brischetto
36. Grazia Brunetta
37. Eugenio Brusa
38. Guido Callegari
39. Vittorio Camarchia
40. Cristian Campagnaro
41. Aldo Canova
42. Alfonso Capozzoli
43. Federica Cappelluti
44. Massimiliana Carello
45. Enrico Carpaneto
46. Alberto Carpinteri
47. Alessio Carullo
48. Claudio Casetti
49. Claudia Cassatella
50. Marta Castelli
51. Andrea Cavagnino
52. Maria Pia Cavatorta
53. Rosario Ceravolo
54. Marcello Chiaberge
55. Valeria Chiadò Piat
56. Fulvia Chiampo
57. Giuseppe Chiappinelli
58. Alberto Cina
59. Giuseppe Cinà
60. Pierluigi Claps
61. Marina Clerico
62. Federico Colombo
63. Michela Comba
64. Elena Comino
65. Paolo Cornaglia
66. Fulvio Corno
67. Daniele Costanzo
68. Giovanni Costanzo
69. Caterina Cumino
70. Cristina Cuneo
71. Francesca Curà
72. Rocco Curto
73. Stefano d’Ambrosio
74. Dario Daghero
75. Annalisa Dameri
76. Mauro Luca De Bernardi
77. Claudia De Giorgi
78. Alberto De Marco
79. Juan Carlos De Martin
80. Francesco Deflorio
81. Federico Della Croce
82. Elena Dellapiana
83. Danilo Demarchi
84. Micaela Demichela
85. Marco Di Sciuva
86. Marco Diana
87. Roberto Doglione
88. Simona Donati
89. Fabio Dovis
90. Laura Farinetti
91. Alessandro Fasana
92. Vilma Fasoli
93. Carlo Ferraresi
94. Luca Ferraris
95. Silvia Fiore
96. Sonia Fiorilli
97. Christian Firrone
98. Roberto Fontana
99. Sebastiano Foti
100. Giovanni Fracastoro
101. Fiorenzo Franceschini
102. Carlotta Francia
103. Walter Franco
104. Fabio Freschi
105. Maurizio Galetto
106. Lorenzo Galleani
107. Enrico Galvagno
108. Andrea Gamba
109. Emilia Garda
110. Luigi Garibaldi
111. Laura Gastaldi
112. Letterio Gatto
113. Roberto Gaudino
114. Marco Gazzoni
115. Claudio Germak
116. Gianluca Ghigo
117. Giovanni Ghione
118. Marco Ghirardi
119. Paolo Giaccone
120. Luca Giaccone
121. Valter Giaretto
122. Piero Gili
123. Mariangela Gioannini
124. Roberto Giordano
125. Michele Goano
126. Luca Goglio
127. Renato Gonnelli
128. Roberto Graglia
129. Sabrina Grassini
130. Cosimo Greco
131. Francesco Gregoretti
132. Giovanni Griva
133. Silvia Gron
134. Mario Grosso
135. Ugo Icardi
136. Roberta Ingaramo
137. Gaetano Iuso
138. Umberto Janin
139. Marco Knaflitz
140. Francesco Laio
141. Sergio Lancelotti
142. Francesco Larocca
143. Luciano Lavagno
144. Andrea Lavagno
145. Beatrice Lerma
146. Andrea Lingua
147. Antonio Lioy
148. Guido Lombardi
149. Franco Lombardi
150. Andrea Longhi
151. Umberto Lucia
152. Daniela Maffiodo
153. Domenico Maisano
154. Giovanni Maizza
155. Stefano Alberto Malan
156. Pietro Mandracci
157. Marika Mangosio
158. Ambrogio Maria Manzino
159. Stefano Marchesiello
160. Vittorio Marchis
161. Daniele Marchisio
162. Francesco Marino
163. Luca Marmo
164. Anna Marotta
165. Roberto Marsilio
166. Rossella Maspoli
167. Diana Massai
168. Luca Mastrogiacomo
169. Giuliana Mattiazzo
170. Manuela Mattone
171. Stefano Mauro
172. Luisa Mazzi
173. Caterina Mele
174. Paolo Mellano
175. Marco Mellia
176. Luca Mesin
177. Valeria Minucciani
178. Daniela Misul
179. Antonio Mittica
180. Filippo Molinari
181. Sara Monaci
182. Guido Montanari
183. Arianna Montorsi
184. Umberto Morbiducci
185. Maurizio Morisio
186. Maria Franca Norese
187. Carlo Novara
188. Pina Novello
189. Chiara Occelli
190. Barbara Onida
191. Renato Orta
192. Massimo Ortolano
193. Riccardo Palma
194. Bruno Panella
195. Davide Paolino
196. Marco Parvis
197. Michele Pastorelli
198. Stefano Pastorelli
199. Dario Pastrone
200. Matteo Pavese
201. Alessandro Pelizzola
202. Nerino Penazzi
203. Guido Perboli
204. Marco Perino
205. Pier Paolo Peruccio
206. Elio Piccolo
207. Sandra Pieraccini
208. Marco Piras
209. Marco Pirola
210. Davide Poggi
211. Pierluigi Poggiolini
212. Enrico Pons
213. Franco Porcelli
214. Giuseppe Quaglia
215. Carlo Stefano Ragusa
216. Terenziano Raparelli
217. Daniele Regis
218. Maurizio Repetto
219. Carlo Ricciardi
220. Fulvio Risso
221. Pierpaolo Riviera
222. Vera Rocca
223. Marco Roggero
224. Emanuele Romeo
225. Silvia Ronchetti
226. Fausto Rossi
227. Cristiana Rossignolo
228. Carlo Rosso
229. Mario Rosso
230. Maurizio Rosso
231. Bernardo Ruggeri
232. Massimo Rundo
233. Massimo Ruo Roch
234. Milena Salvo
235. Marco Sangermano
236. Guido Saracco
237. Marcella Sarale
238. Guido Sassi
239. Patrizia Savi
240. Francesco Savorani
241. Alessandro Scattina
242. Valentina Serra
243. Enrico Serra
244. Raffaella Sesana
245. Luca Settineri
246. Stefania Specchia
247. Ezio Spessa
248. Silvia Spriano
249. Stefano Stassi
250. Cecilia Surace
251. Roberto Tadei
252. Paolo Tamborrini
253. Paolo Tilli
254. Marco Torchiano
255. Marco Torchio
256. Daniela Tordella
257. Carlo Tosco
258. Mario Trigiante
259. Andrea Trivella
260. Paolo Tronville
261. Graziano Ubertalli
262. Elisa Ughetto
263. Francesco Vaccarino
264. Alberto Vallan
265. Fabrizio Valpreda
266. Mauro Velardocchia
267. Alessandro Vigliani
268. Vladimir Viktorov
269. Carmen Visconte
270. Monica Visintin
271. Angioletta Voghera
272. Mauro Volpiano
273. Maurizio Zamboni
274. Marco Zerbinatti
275. Ferruccio Zorzi
276. Stefano Zucca
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20 pensieri riguardo “Per una mobilitazione in difesa dell’Università Pubblica

  1. Dato che alcuni punti della protesta sono di interesse anche degli studenti universitari perché non provare a coinvolgerli?

  2. Al Politecnico lo stiamo facendo. Nell’assemblea di fine luglio erano presenti anche i rappresentanti degli studenti e hanno avuto modo di fare vari interventi. Sicuramente li inviteremo anche nell’assemblea dei primi di settembre. Un vero movimento in difesa dell’Università pubblica non può esistere senza il coinvolgimento di studenti, personale tecnico/amministrativo, personale a tempo determinato…

    1. Buonasera,
      sono una studentessa che vorrebbe sostenere l’esame nell’appello di settembre.
      Comprendo benissimo le ragioni del vostro sciopero che sono anche di interesse di noi studenti per un eventuale esperienza futura lavorativa nelle università.
      Vorrei semplicemente chiedervi quando si potrà sapere con certezza se ci sarà o no lo slittamento degli appelli, in quanto essendo fuori sede gran parte di noi studenti, dovremmo tornare prima a Torino per sostenere gli esami.
      Spero che anche voi comprendiate il nostro disagio, e spero di poter avere maggiori informazioni riguardo agli appelli quanto prima.
      Grazie

  3. Non capisco come una classe privilegiata come quella degli insegnanti (sopratutto al polito dove ci stanno 3 sessioni annuali e nessun pre appello) possa organizzare uno sciopero che vada a interferire col piano di studi di centinaia e centinaia di alunni solo perche’ non si sentono a proprio agio con i loro stipendi che sono quadrupli rispetto la maggior parte dei lavoratori in italia.
    Per quanto riguarda il numero degli insegnanti ritengo che ce ne siano fin troppi nelle varie universita’, non vedo assolutamente il motivo di doverne assumere altri, considerando il fatto che piu’ docenti ci sono maggiore sara’ la discrepanza delle informazioni ricevute dagli studenti, meglio tenere il numero di docenti basso e adeguato.

    1. I docenti universitari non sono una classe e tanto meno sono privilegiati, almeno rispetto agli altri dipendenti pubblici non contrattualizzati (Magistrati, Militari, Ambasciatori…), visto che il blocco degli stipendi dal 2010 è così duro solo per noi e non per tutti gli altri. E’ proprio per un motivo di equità che chiediamo il riconoscimento della nostra anzianità di servizio nella misura in cui è stata riconosciuta agli altri. Non chiediamo di essere trattati con un occhio di riguardo, semplicemente come gli altri. Sul fatto che i docenti Universitari siano troppi, caro Gennaro, sei male informato, è una nota bufala, vedi per esempio https://www.roars.it/online/universita-miti-leggende-e-realta-collectors-edition/

  4. Sono un tecnico del Politecnico di Torino, mi chiamo Corrado De Bortoli, non conosco nel dettaglio le problematiche riguardanti lo sciopero e parteciperò molto volentieri all’assemblea pubblica che avete indetto. Il solo fatto che non ci sia un adeguamento economico esteso a tutte le categorie di dipendenti pubblici è sufficiente come motivazione, poichè un paese civile dovrebbe evitare sperequazioni e disuguaglianze. Spero però che mi acconsentiate e accogliate benevolmente un’osservazione che ci riguarda nel contesto. Anche per il personale definito PTA avviene in un certo senso esteso il medesimo trattamento, perlomeno quello economico, ma la capacità e la forza per sostenere le medesime rivendicazioni non può essere messa a confronto con il comparto docenti. Quindi vi chiedo: perchè spesso nelle rivendicazioni del PTA non si manifesta da parte del corpo docente la necessità di condividere e sostenere (chiaramente se ritenute idonee e sensate) le motivazioni di protesta che per una certa parte, almeno quella economica, in questo momento ci vedono sottoposti al medesimo trattamento?. Soprattutto considerando che condividiamo lo stesso ambiente di lavoro.
    Ribadisco ben volentieri parteciperò all’assemblea per comprendere meglio la vostra situazione ma gradirei che questo atteggiamento potesse essere reciproco per ciò che attiene il sostegno di rivendicazioni legittime al di là dei ruoli di appartenenza.

    Grazie.

  5. Caro Corrado, come puoi leggere nel documento con le nostre proposte, che speriamo possa diventare una bozza di partenza per una piattaforma condivisa e trasversale, abbiamo scritto “Procedere celermente al rinnovo del contratto del personale contrattualizzato dell’Università;”. Siamo ben consci che avere gli stipendi bloccati per legge dal 2010 o il contratto non rinnovato da anni è esattamente la stessa cosa, anzi visto che lo stipendio medio dei PTA è più basso di quello dei docenti dal mio punto di vista è ancora più grave. Grazie per il tuo contributo e ci vediamo lunedì in assemblea.

  6. Vorrei far notare che per quanto le motivazioni dello sciopero possano essere molto condivisibili, e lo possano essere in un certo modo anche le modalità, ciò che non è ammissibile è l’assenza di comunicazione tempestiva agli studenti. Come saprete tutti, il Politecnico di Torino annovera tra i suoi iscritti un numero consistente di studenti fuori sede che devono programmare i viaggi e i periodi di permanenza in città. Comunicando tardivamente il mancato svolgimento degli appelli avete causato danno economico a molti studenti, che hanno tutto il diritto di sentirsi parte danneggiata dalla vostra mobilitazione pur non essendo la causa delle vostre rimostranze. Se l’intenzione è quella di coinvolgere gli studenti si parte già col piede sbagliato.

  7. E’ vietato per legge chiedere preventivamente a un lavoratore se intende aderire a uno sciopero per comunicarlo per tempo all’utenza e magari per poterlo sostituire limitando la portata dello sciopero. Si chiama comportamento anti sindacale ed è un reato. Il Politecnico ovviamente non può farlo. Avrai notato che negli scioperi di autobus, treni, aerei… mai si sa prima. Si va in aeroporto o stazione sperando che il proprio aereo o treno parta e si spera. Non è cattiva organizzazione degli enti o società coinvolte, si tratta del rispetto del diritto costituzionale allo sciopero. Spero lunedì verrai all’assemblea e sicuramente potremo approfondire la discussione. Ciao e grazie per il tuo pacato intervento

    1. Sono consapevole di cosa comporti il diritto di sciopero, ma sono anche consapevole del fatto che numerosi docenti hanno comunque informato “ufficiosamente” i propri alunni. La mia osservazione verteva in particolare sulla volontà da voi manifestata di rendere partecipi gli studenti delle legittime ragioni dello sciopero, unitamente alla volontà di non danneggiarci. Questa volontà non si è manifestata all’atto pratico. Dal punto di vista organizzativo non si può certo dire che lo sciopero non sia bene organizzato visto che va a causare disagi più che notevoli.

  8. Non capisco. Secondo te uno sciopero è ben organizzato quando crea disagio o quando non ne crea? Noi ne abbiamo creato troppo? Ma meno di così non sarebbe stato neppure possibile chiamarlo sciopero, mi pare, e anche così non è che lo sia proprio. Non salterà nessun appello, tutti si laureeranno nella sessione prevista, alla fine si tratta solo di un rinvio di 14 giorni di alcuni esami. Molti colleghi non aderiscono proprio perché lo ritengono un “finto sciopero” per quanto sono blande le conseguenze sugli studenti. Capisco che arrivare per dare l’esame e non essere certi che ci sarà è un disagio, a cui tra l’altro non siete abituati, ma possibile che lo percepiate come uno sciopero selvaggio?Mi spiegheresti per favore cosa manca alla gestione dello sciopero per essere dal tuo punto di vista ben organizzato?

    1. Secondo me lo sciopero è ben organizzato quando crea disagio a chi sta sopra nella catena di potere, non a chi sta sotto. Uno sciopero in fabbrica che blocca la produzione è ben organizzato perché sensibilizza l’orecchio dell’imprenditore. Si poteva cercare una formula migliore per dimostrare allo Stato le vostre giuste rivendicazioni, magari insieme agli studenti, che sono i primi a beneficiare di un corpo insegnanti equamente retribuito. Farlo sulla pelle dei ragazzi è un bell'”insegnamento”…

  9. E’ un po’ fuorviante il paragone con la fabbrica, noi noi siamo addetti alla produzione, diamo un servizio. Quando il conducente dell’autobus sciopera sicuramente crea una minore entrata per la società degli autobus, ma lascia anche a piedi gli utenti del servizio. Se gli si chiedesse di non lasciare mai a piedi nessuno perché non è giusto prendersela con chi non c’entra nulla, non avrebbero nessun potere contrattuale e non si vedrebbero mai rinnovato il contratto. Stessa cosa per treni, aerei, scuole, ospedali… e ogni altro tipo di servizio. Noi sono anni che ci lamentiamo in ogni modo, senza scioperare, e non abbiamo avuto nessuna risposta. Speravamo bastasse la minaccia di un possibile sciopero per iniziare una trattativa, ma il ministro, pur invitata dalla Commissione di garanzia, non ha voluto incontrato le rappresentanze degli Universitari e non ha cercato il confronto. Ci vogliono prima contare per vedere se abbiamo la forza di mobilitarci e noi ci siamo ritrovati nostro malgrado a dover dare una prova della nostra determinazione. Bastava semplicemente trattarci come hanno trattato le altre categorie pubbliche non contrattualizzate e non ci sarebbe stato nessuno sciopero, ma purtroppo hanno fatto la scelta politica di colpire selettivamente l’Università, non solo colpendo gli stipendi dei docenti universitari ma anche tagliando i finanziamenti per il funzionamento dell’Università, i fondi per il diritto allo studio, non rinnovando il contratto per i dipendenti universitari contrattualizzati, bloccando le assunzioni, cosa che ci ha fatto diminuire del 20%,… Non è un errore, non è un caso. E’ un attacco su tutta la linea. Se non la difenderemo tutti insieme, l’Università Pubblica ha le ore contate.

    1. Comprendo le vostre ragioni, ma cosa intendete fare per i problemi causati dallo slittamento degli appelli e successiva registrazione voti, non compatibile con le scadenze di segreteria per la presentazione del carico didattico al 29 settembre sia per gli iscritti full time che per quelli part time? Inoltre lo slittamento appelli può causare problemi alla partenza delle lezioni al 2 ottobre o uno slittamento delle stesse, essendoci parecchi studenti con situazione sospesa in attesa di sostenere l’esame a settembre, i quali non sanno se inserire o no il relativo corso nel carico didattico nuovo. Si pagano tasse salatissime e non si ha la certezza della data d’esame nè di avere un posto a sedere durante le lezioni.

  10. Caro Federico, voi tendete, giustamente, a vedere l’Ateneo come un tutt’uno, ma ci sono ruoli diversi. Gli scioperanti esercitano il diritto costituzionale di sciopero e poi sta all’Ateneo gestire nel modo corretto le conseguenze, come previsto dalla legge e dalla Commissione di garanzia. Non sarebbe corretto fossimo noi a proporre all’Ateneo come risolvere i problemi gestionali che giustamente poni. Non ne abbiamo l’autorità e sarebbe una sorta di prevaricazione nei confronti del diritto/dovere di altri di mettere in atto le procedure ritenute più confacenti alla legge. La soluzione che adotterà l’Ateneo immagino sarà di farvi presentare domanda di laurea anche senza aver dato gli esami ritardati dallo sciopero e vi permetteranno in qualche modo di fare il carico didattico facendo slittare gli esami dati in ritardo non per colpa vostra, ma non ho idea di come tecnicamente procederanno. Sicuramente l’Ateneo intende discutere di questi problemi con i vostri rappresentanti e sono già fissati degli incontri su questo tema. Sono certo che le soluzioni che saranno adottate saranno perfettamente legali e le più favorevoli nei vostri confronti. In ogni caso se volete avere informazioni e rassicurazioni chiedete ai vostri rappresentanti. Sono 40 anni che non c’è uno sciopero degli esami e quindi la poca certezza sulle date degli esami non si può dire sia uno dei problemi centrali del sistema universitario. Sui posti a sedere durante le lezioni, abbiate pazienza, stiamo costruendo e purtroppo serve veramente tanto tempo, oltre che veramente tanti soldi.

  11. Alcuni esami tra quelli che dovrò dare nelle prossime settimane saranno rinviati per lo sciopero e per motivi lavorativi potrei avere difficoltà ad essere presente in uno dei possibili giorni di recupero.

    Dopo aver letto la lettera di proclamazione dello sciopero e la comunicazione del rettore che ho ricevuto via mail la scorsa settimana che cita: ” Nel caso di astensione del docente, poiche’ la sessione prevede un solo appello, l’Ateneo provvedera’ ad organizzare un appello straordinario che si terra’ non prima di 14 giorni dalla data del giorno dello sciopero; la data dell’appello straordinario verra’ comunicata, indicativamente, entro le 48 h successive lo sciopero.”,
    non ho però ben chiaro se la prima data utile per recuperare gli appelli persi sarà il quattordicesimo giorno dalla data originaria o il quindicesimo (ad esempio se avrò un esame il giorno 14, la prima data utile per recuperarlo sarà il 28 o il 29?)

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